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Fiducia e Leadership: due entità in crisi. Come devono agire le aziende?

Fiducia e Leadership: due entità in crisi. Come devono agire le aziende?

“La fiducia è il fondamento della nostra evoluzione, eppure oggi la gente non si fida, da nessuna parte”. Ha esordito così Fabian Dattner, attivista e imprenditrice, durante il suo intervento alla “Conferenza sulla Qualità della Vita”. Fare scelte socialmente responsabili dunque non basta più. C’è bisogno di andare più a fondo, di riattivare la fiducia nelle persone.

 

L’ultima “Conferenza sulla Qualità della Vita”, organizzata a Londra da Sodexo, ha toccato tematiche attuali e certamente di vitale importanza per le aziende e il loro sviluppo. Tra queste, l’attuale (e sentita) crisi riguardate il tema della fiducia e, secondo un’analisi più dettagliata, della fiducia nella leadership.

Il dibattito è stato moderato da Marion Darrieutort, CEO dell’azienda francese Elan-Edelman, che ha subito sottolineato la necessità di recuperare fiducia all’interno dei rapporti commerciali, elemento alla base della crescita di qualsiasi attività imprenditoriale. Ma oltre alla connotazione commerciale, la mancanza di fiducia interessa anche gli altri principali interlocutori aziendali. Come rileva un’indagine presso centinaia di lavoratori australiani, dalle persone arriva una richiesta “di senso”, che però i leader non riescono a soddisfare.

A conferma di questa tendenza, Jon Duschinsky, innovatore sociale canadese, ha commentato i risultati di un sondaggio condotto tra cittadini inglesi e francesi, secondo il quale solo il 35% degli intervistati crede che le aziende dicano la verità. Allo stesso tempo, il 75% pensa invece che sia proprio compito delle aziende rendere il mondo un posto migliore. La dissociazione è evidente: se da una parte ci si aspetta che le aziende siano agenti di cambiamento, dall’altra le persone non nutrono fiducia nei loro confronti. Duschinsky ha dunque definito tre linee guida sulle quali le imprese possono agire per lavorare sulla dissonanza rilevata: “Sostieni qualcosa in cui credi e sacrificati per ottenerla, crea opportunità affinché altri possano stare e agire con te, offri loro gli strumenti per essere portavoce del cambiamento che vorresti vedere”.

Compito dei manager è dunque attivarsi per ricostruire un rapporto di fiducia con la collettività, partendo dal confronto con i propri team di collaboratori, importanti generatori di feedback, talvolta anche critici, ma necessari per valutare i progressi intrapresi e soprattutto l’impatto originato. Come suggerisce Pedro Tarak, cofondatore delle aziende argentine Emprendia e Sistema B, per agire su questo cambiamento è fondamentale abbandonare approcci dall’alto verso il basso. In questo senso, per sviluppare nuove relazioni basate sulla fiducia, anche il parametro di valutazione della propria competitività va ripensato: "non è necessario essere i migliori al mondo, ma i migliori per il mondo”, afferma Tarak.