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Dalla cura alla prevenzione: come cambia il ruolo del paziente

Dalla cura alla prevenzione: come cambia il ruolo del paziente

Parola d’ordine: prevenire. Per affrontare il fenomeno dell’invecchiamento delle popolazioni, ma anche per migliorare la qualità della vita dei pazienti e ottenere un’importante riduzione dei costi sanitari.

Modelli sanitari a misura di paziente, introduzione di ausili tecnologici, professionisti della sanità sempre più preparati alla prevenzione e all’ascolto, ma non solo: anche i pazienti possono fare molto per migliorare la qualità della (loro) vita, adottando stili di vita virtuosi, necessari per una corretta attitudine alla prevenzione.

In quest’ottica, anche la tecnologia rappresenta un valido strumento per una gestione della salute attenta alla prevenzione. Ne è un esempio Aviitam, piattaforma che raccoglie tutte le relazioni mediche riguardanti il paziente e informazioni sul suo stile di vita, a disposizione del professionista della salute per suggerire uno stile di vita sano e orientato alla prevenzione. Il co-fondatore di Aviitam, il dott. Vincent Attalin, descrive l’applicazione come un “partner nella gestione della salute”, che può contribuire concretamente al miglioramento della relazione tra medico e paziente.

Investire sull’educazione alla prevenzione rappresenta un beneficio anche per l’assistenza ospedaliera, estremamente costosa, ma nella quale il paziente riconosce la prima scelta di cura. In questo senso, è necessario che il paziente abbia un adeguato accesso alla prevenzione, prima che le patologie si manifestino in modo acuto e il ricorso alla struttura ospedaliera diventi indispensabile. In Svezia, ad esempio, l’ex primo ministro Fredrik Reinfeldt, afferma che lo Stato investe molto in risorse e attrezzature, ma incoraggia anche i cittadini a usarle solo quando è veramente necessario.

Come afferma Simon Scrivens, SVP di Sodexo Healthcare (UK), “molte malattie si possono prevenire completamente, in gran parte adottando un corretto stile di vita. A Simon è stato diagnosticato un tumore quando aveva solo trent’anni. Riuscì ad uscirne, dopo aver subito più di venti interventi. Quando però dieci anni dopo si ammalò nuovamente, decise di farsi carico delle sue cure personalmente, e oggi sostiene che “i pazienti che sono impegnati nelle proprie cure migliorano più velocemente e stanno meglio più a lungo”.